Cardiologia

giu182012

Colesterolo Hdl, in discussione il ruolo protettivo

Mentre è ampiamente dimostrato che i farmaci che abbassano il colesterolo cattivo (LDL) riducono il rischio di infarto, un elevato livello di colesterolo “buono” (HDL) nel sangue non sembra correlato a una sua riduzione. È quanto emerso da uno studio del Massachusetts General Hospital di Boston, appena pubblicato su Lancet, che ha individuato una serie di varianti genetiche associate ai livelli di colesterolo Hdl e Ldl e ne ha valutato l’impatto sul rischio cardiovascolare in una popolazione di oltre 110.000 individui (20.913 casi di attacco cardiaco e 95.407 individui di controllo). I risultati della ricerca hanno mostrato che gli individui che geneticamente presentavano alti livelli ematici di HDL non risultavano essere più protetti degli altri dall'infarto, smentendo quindi un assunto finora ampiamente condiviso. Il fatto che il colesterolo “buono” non sia efficace come si pensava nel ridurre il rischio di attacco cardiaco, però, non significa che vengano meno le basilari regole di prevenzione legate ai corretti stili di vita. Come afferma Bruno Trimarco, presidente Siprec (Società italiana per la prevenzione cardiovascolare) a proposito dello studio pubblicato su Lancet, «questo non cambia nulla per quanti sono alle prese con problemi cardiovascolari: devono continuare a fare tutto ciò che è in loro potere per ridurre i fattori di rischio infarto, in primis continuare a svolgere esercizio fisico, che fa bene per tantissimi altri motivi. Semmai questa ricerca» conclude Trimarco «offre un'ulteriore evidenza del fatto che la sperimentazione su farmaci volti a innalzare i livelli di Hdl nel sangue, che comunque finora non ha prodotto alcun risultato concreto, forse ha poco valore se l'Hdl non ha potere contro il rischio infarto».

The Lancet, Early Online Publication, 17 May 2012


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