Clinica

feb172022

Tumore ovarico, da uno studio del Mario Negri due nuovi potenziali bersagli per la cura

Alti livelli di espressione di due proteine, le PGC-1á e PGC-1â, possono diventare dei bersagli terapeutici per alcuni tumori ovarici. Questi i risultati di uno studio, condotto presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, pubblicati sulla rivista Cancer Research.
I dati hanno evidenziato che alcuni tumori ovarici presentano alti livelli di queste due proteine che regolano l'attività dei mitocondri, la centrale energetica delle cellule. Questa peculiarità li rende sensibili a una nuova classe di farmaci, aprendo così nuovi scenari terapeutici.

Si tratta di un risultato importante per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche per un tipo di tumore che è tra i più difficili da curare. Infatti, il tasso di sopravvivenza per le donne con carcinoma ovarico è tuttora molto basso ed è aggravato da uno sviluppo silente che porta a una diagnosi spesso tardiva, quando la malattia è in stadio avanzato che ha già dato origine a metastasi.

"Negli ultimi anni - spiegano Carmen Ghilardi, prima autrice dell'articolo, e MariaRosa Bani, capo del laboratorio di Terapia delle Metastasi Tumorali - si è capito che i mitocondri possono essere un potenziale bersaglio terapeutico, tanto che numerosi inibitori sono in fase di sviluppo. I mitocondri sono gli organelli addetti alla respirazione cellulare e, in particolare al processo chiamato OXPHOS, fondamentale per la produzione di energia. Lo studio, condotto in cellule in coltura e animali di laboratorio con tumore ovarico, ha messo in luce che l'inibizione di OXPHOS non è egualmente efficace su tutti i tumori. Infatti, i tumori la cui progressione è ritardata dal trattamento sono soprattutto quelli caratterizzati da alti livelli delle proteine PGC-1á e PGC-1â, che hanno proprio la funzione di regolare l'attività dei mitocondri."

Questi risultati sono stati ottenuti nei nostri modelli preclinici e quindi bisogna verificare se sono trasferibili anche alle pazienti. Se fosse così, per queste pazienti si aprirebbe la possibilità di beneficiare del trattamento con gli inibitori di OXPHOS e di poter contare su un'arma in più per contrastare la crescita tumorale.

Raffaella Giavazzi, coordinatrice dello studio sottolinea come infatti: «la ricerca ha evidenziato che nel campione analizzato, sono circa il 25% le pazienti affette da un carcinoma ovarico con alti livelli delle proteine PGC-1á e PGC-1â».
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