Clinica

gen122018

Melanoma, identificati potenziali biomarcatori per prevedere una buona risposta all'immunoterapia

Uno studio pubblicato su Nature Medicine presenta un nuovo metodo per scoprire quando è probabile che i pazienti rispondano positivamente all'immunoterapia ancora prima dell'inizio del trattamento. Un aiuto importante dato che l'immunoterapia sta dando buoni risultati in particolare in alcuni tipi di cancro, come per esempio nel melanoma, ma per molti individui questo tipo di cura non ha successo. «Circa la metà dei pazienti oncologici non risponde all'immunoterapia, ma prima di scoprirlo parecchi devono sopportarne gli effetti indesiderati. Occupandoci in particolare di terapia anti-PD1 nel melanoma, abbiamo identificato alcuni biomarcatori nel sangue che possono essere analizzati quando si prende una decisione sull'immunoterapia. Questo farà aumentare drasticamente la quota di pazienti che trarranno beneficio da questo tipo di cura, e allo stesso tempo permetterà di passare direttamente a metodi diversi nei casi in cui questa non funzioni, senza perdere tempo prezioso» dice Burkhard Becher, dell'Università di Zurigo, Svizzera. I ricercatori hanno esaminato i biomarcatori in 40 campioni di sangue prelevati da 20 pazienti sia prima che 12 settimane dopo l'immunoterapia, utilizzando un metodo di analisi cellulare basato sulla citometria con misurazione del tempo di volo (Cy-TOF), che ha permesso di differenziare ogni singola cellula e di documentare il suo stato di attivazione, registrando in dettaglio differenze anche minime tra i campioni. In seguito i dati sono stati analizzati in termini di modelli molecolari in grado di prevedere il successo terapeutico.

«Anche prima dell'inizio di una terapia, un forte predittore della sopravvivenza libera da progressione e della sopravvivenza complessiva era la frequenza dei monociti CD14+CD16−HLA-DRhi» spiegano gli autori. Il modello è stato poi convalidato usando metodi convenzionali in una seconda coorte indipendente di oltre 30 persone. Come ricordano gli autori, prima di poter essere usate nella clinica le conoscenze acquisite devono essere applicate in studi indipendenti con numeri di pazienti più alti affetti da melanoma, ma anche da altri tipi di cancro per il quale il trattamenti anti-PD1 è stato approvato.

Nature Medicine 2018. doi: 10.1038/nm.4466
https://www.nature.com/articles/nm.4466
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