Clinica

ott102018

L'uso regolare di Asa può diminuire il rischio di cancro epatico e ovarico

Due nuovi studi pubblicati su Jama Oncology hanno esaminato l'effetto di diverse dosi di Asa su alcuni tipi di cancro, e hanno concluso che potrebbe esistere un ruolo benefico di questo farmaco in area oncologica. Nel primo studio, primo nome Mollie Barnard, dello Huntsman Cancer Institute presso la University of Utah, l'analisi dei dati dai oltre 200.000 persone dai Nurses' Health Studies ha mostrato che le donne che assumevano regolarmente Asa a basso dosaggio (<100mg) presentavano una riduzione del 23% del rischio di cancro ovarico rispetto a quelle che non la utilizzavano. Al contrario, l'uso di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) diversi è stato associato a un aumento del rischio. Nel secondo studio, portato avanti dai ricercatori guidati da Andrew Chan, del Massachusetts General Hospital di Boston, è stata osservata una riduzione del rischio di carcinoma epatocellulare tra 130.000 persone arruolate nei Nurses' Health Study e Health Professionals Follow-up Study con una storia di uso di Asa a lungo termine due volte alla settimana a dose regolare rispetto a chi non la assumeva regolarmente (2 rispetto a 5 casi per 100.000 anni-persona). La riduzione del rischio è emersa dopo 5 anni di utilizzo e l'uso di altri FANS non ha contribuito a una riduzione del rischio. In entrambi gli studi è stato tenuto conto di più variabili confondenti, quali l'età, lo stato della menopausa, la parità e la storia familiare di cancro. «Questa è la prova più forte presentata fino a oggi del fatto che l'uso di Asa possa ridurre il rischio di carcinoma epatocellulare» scrive Victoria Seewaldt, del City Comprehensive Cancer Center di Duarte, California, in un editoriale di accompagnamento. L'editorialista è convinta che i due studi possano porre le basi per un cambiamento della pratica clinica, ma ricorda che è necessario prendere sempre in considerazione il rapporto rischio-beneficio nel raccomandare il farmaco. «I potenziali benefici devono essere valutati rispetto al rischio di sanguinamento, in particolare nei soggetti con malattia epatica cronica. Per sfruttare al meglio la capacità dell'aspirina di prevenire il cancro, serve una migliore comprensione della dose, della durata e del meccanismo d'azione» conclude Seewaldt.

JAMA Oncol. 2018. doi: 10.1001/jamaoncol.2018.4149
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30286239

JAMA Oncol. 2018. doi: 10.1001/jamaoncol.2018.4154
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30286235

JAMA Oncol. 2018. doi: 10.1001/jamaoncol.2018.4138
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30286216  
Non sei ancora iscritto?     REGISTRATI!   >>
Ultime notifiche dalla community