Clinica

feb92018

L'inquinamento atmosferico potrebbe favorire l'insorgenza di fibrosi polmonare idiopatica

Esiste una potenziale associazione tra esposizione all'inquinamento da traffico e lo sviluppo di fibrosi polmonare idiopatica, secondo uno studio condotto dal Centro Studi Sanità Pubblica dell'Università di Milano-Bicocca e dell'Unità Operativa di Pneumologia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano, Gruppo MultiMedica, in collaborazione con l'Università di Harvard. «Studi precedenti avevano evidenziato come l'incremento di biossido di azoto e ozono si associ a un peggioramento di questa malattia e come l'esposizione a PM10 si associ a un aumento della mortalità e della perdita di funzionalità respiratoria» afferma Giancarlo Cesana, dell'Università Milano-Bicocca, co-autore dello studio pubblicato sullo European Respiratory Journal. «Tuttavia, la relazione tra esposizione cronica all'inquinamento atmosferico e incidenza di fibrosi polmonare idiopatica non era mai stata indagata prima. La Lombardia rappresenta un contesto molto interessante per studiare questa possibile associazione, poiché la conformazione della valle padana in generale, e di questa regione in particolare, favorisce il ristagno degli inquinanti atmosferici portando a un elevato livello di inquinamento con concentrazioni variabili da zona a zona» prosegue.

I ricercatori hanno valutato l'associazione tra esposizione cronica a biossido di azoto, ozono e PM10 e l'incidenza di fibrosi polmonare idiopatica nel Nord Italia tra il 2005 e il 2010, identificando le aree con esposizione omogenea a ciascun inquinante, e utilizzando modelli binomiali negativi per comparare il tasso di incidenza della malattia specifico per area, stimato attraverso i database amministrativi, e le concentrazioni medie complessive e stagionali degli inquinanti considerati. I risultati hanno mostrato che i soggetti esposti a una concentrazione più alta di biossido di azoto avevano un rischio maggiore di sviluppare fibrosi polmonare idiopatica. Un incremento di 10 microgrammi per metro cubo nella concentrazione di biossido di azoto, infatti, è stato associato a un aumento tra il 7,93% e l'8,41% nel tasso di incidenza della malattia a seconda della stagione, tasso che è risultato ancora più elevata dove i livelli del gas hanno superato i 40 microgrammi per metro cubo. L'esposizione a PM10 e ozono invece non ha mostrato correlazione significativa. I risultati dovranno essere confermati con ulteriori studi, come sottolineano gli autori.

Eur Resp Journal 2018. Doi: 10.1183/13993003.00397-2017 http://erj.ersjournals.com/content/51/1/1700397
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