Clinica

set132017

L'imaging cerebrale non può certificare la presenza di dolore cronico

Secondo la task force della International Association for the Study of Pain, l'imaging del cervello non dovrebbe essere usato allo scopo di dimostrare la presenza di un dolore cronico, soprattutto se per motivi legali. Questo tipo di patologia, che colpisce fino al 35% della popolazione statunitense, è associato a enormi costi personali e sociali; gli individui con dolore cronico spesso presentano una qualità di vita scarsa e bisogni terapeutici non soddisfatti e i costi delle cure mediche e la perdita di salario e produttività sono in aumento. «Sono in corso continui sforzi per migliorare la prevenzione, il trattamento e la riabilitazione per i pazienti con dolore cronico. Il dolore cronico è però oggetto di molte controversie legali tra i pazienti, i sistemi di assistenza sanitaria e i fornitori di prestazioni per disabilità, in cui la prova che un paziente stia o meno provando dolore potrebbe influenzare i rimborsi», spiega Karen D. Davis, della University of Toronto, Ontario Canada, che ha guidato la task force, la cui analisi è apparsa su Nature Neurology.

La diagnostica per immagini del cervello, tramite per esempio RMN funzionale, PET, EEG e magnetoencefalografia, viene attualmente considerata come potenziale metodo per la diagnosi, la prognosi e la previsione dell'esito del trattamento nei pazienti con dolore cronico, e questa dichiarazione di consenso ha voluto esaminare le effettive possibilità di questo utilizzo dell'imaging. Il gruppo di lavoro ha riscontrato e descritto alcuni problemi quando tali metodiche vengono intese come "rivelatori di falsi" per il dolore cronico, tra cui la variabilità tra pazienti e la difficoltà di inferire la presenza del dolore a partire da un determinato schema cerebrale. La task force ha proposto quindi degli standard di prova da soddisfare prima che qualsiasi risultato di diagnostica per immagini cerebrale possa essere considerato idoneo per scopi clinici o legali nel caso del dolore cronico. «Oggi, le conoscenze scientifiche necessarie, tra cui la specificità e la sensibilità di questi test, e protocolli convalidati per consentire l'uso delle prove derivanti da imaging cerebrale nel sistema giuridico non esistono», concludono gli autori. La task force sottolinea che l'uso delle immagini in questo contesto è in una fase di sperimentazione, ma può essere utile per aumentare la comprensione dei fondamenti neurali del dolore cronico, aiutare lo sviluppo degli agenti terapeutici e prevedere i risultati del trattamento personalizzato per la gestione del dolore.

Nature Reviews Neurology (2017) Published online 08 September 2017 doi:10.1038/nrneurol.2017.122
http://www.nature.com/nrneurol/journal/vaop/ncurrent/full/nrneurol.2017.122.html
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