Clinica

set172021

Le emoji in campo medico: sono poche e riduttive. Lo studio su Jama per implementarne l'utilizzo

Nel 2010 le emoji sono state introdotte ufficialmente nel lessico globale come parte di "Unicode", gli standard informatici a cui la maggior parte dei sistemi di elaborazione di testo ha aderito, e si stima che circa 5 miliardi di emoji vengano utilizzate ogni giorno su Facebook. Delle 3521 emoji presenti, solo 30 possono essere considerate come rilevanti per la medicina, un numero esiguo che limita le possibilità di comunicazione e le opportunità in questo campo.

In un recente studio pubblicato su Jama, "Emoji for the Medical Community—Challenges and Opportunities", i ricercatori affrontano il tema ripercorrendo anche la storia recente delle emoji mediche. Nel 2015 le prime ad essere introdotte furono la siringa e la pillola, un anno dopo, grazie agli sforzi per espandere la rappresentanza delle professioni, si sono aggiunte quelle l'operatore sanitario di sesso maschile e dell'operatore sanitario di sesso femminile. Nel 2017 Apple ha aggiunto emoji per rappresentare meglio le persone con disabilità, collaborando con l'American Council of the Blind, la Cerebral Palsy Foundation e la National Association of the Deaf per introdurre il bastone bianco, il braccio meccanico, la gamba meccanica e l'apparecchio per l'udito. Nel 2019 si sono stati aggiunti lo stetoscopio, la goccia di sangue, l'osso, il dente e il microbo (spesso usati per rappresentare i virus). Nel 2020, alcuni degli autori dello studio, hanno lavorato con il Servizio sanitario nazionale del Regno per ottenere l'approvazione Unicode del cuore anatomico e del polmone anatomico. Nel 2020 inoltre, gli stessi autori hanno proposto altre 15 emoji: intestino, gamba ingessata, stomaco, colonna vertebrale, fegato, rene, confezione di pillole, sacca di sangue, sacca endovenosa, Tac, bilancia, portapillole, Ecg, stampelle e sangue bianco. "Il campo medico trarrebbe vantaggi significativi dalla rappresentazione di un insieme di emoji più completo e coeso - scrivono i ricercatori -. Stiamo curando attivamente un set del genere. Il prossimo passo è che la comunità medica sfrutti meglio queste emoji conquistate a fatica. Ma come? E perché?" "Si è tentati di liquidare le emoji come una moda del millennio, l'equivalente testuale di un 'grugnito adolescenziale' - continuano gli autori -. Ma come un insieme digitale di immagini curate e che funzionano su piattaforme: mobile, tablet, desktop; Windows, Apple iOS o Android, le emoji possiedono il potere di standardizzazione, universalità e familiarità per gli utenti, con un utilizzo crescente sia in contesti informali che professionali. Le emoji possono facilitare la comunicazione dei sintomi e delle preoccupazioni del paziente o altre informazioni clinicamente rilevanti, possono essere utilizzate come annotazioni per le istruzioni del paziente e altro ancora".

Una delle potenzialità di questo tipo di linguaggio è nei contesti di medicina d'urgenza, dove "la capacità di fare affidamento su una forma di comunicazione del genere può facilitare importanti decisioni. Le emoji - spiegano gli autori - possono anche essere uno strumento prezioso per navigare nel linguaggio o nelle sfide verbali, come quando si trattano bambini con abilità linguistiche ancora in via di sviluppo, persone affette da disabilità che inibiscono la loro capacità di comunicare e pazienti che parlano una lingua diversa". Con l'esplosione della pandemia, che ha imposto un'accelerazione della telemedicina, le istituzioni del settore hanno raccomandato l'utilizzo della tecnologia come strumento per fornire cure in sicurezza ai pazienti, "la crescita costante della telemedicina sottolinea l'opportunità per la comunità medica di adattarsi a un mondo sempre più digitale - concludono i ricercatori -. Gli operatori sanitari che comunicano con i pazienti tramite messaggi online potrebbero essere in grado di utilizzare le emoji per trasmettere i sintomi e aiutare i pazienti a comprendere le loro condizioni e le istruzioni tramite il riconoscimento piuttosto che il richiamo. E gli esempi qui citati non sono esaustivi; esistono molte più opportunità per le emoji di essere sfruttate in contesti sanitari, come parte di display in applicazioni sanitarie mobili, dispense per i pazienti o ausili per la comunicazione visiva".

Francesca Notaro
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