Clinica

mar202017

Intolleranza alle statine: una nuova analisi affronta il problema

I pazienti con infarto miocardico considerati intolleranti alle statine hanno più probabilità di avere un nuovo infarto miocardico o altri eventi coronarici successivi, rispetto agli individui che sono altamente aderenti alla terapia, secondo una nuova analisi pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology. Maria-Corina Serban, del Department of Epidemiology alla University of Alabama Birmingha (USA), e colleghi hanno studiato 57.000 pazienti beneficiari di assistenza Medicare a cui erano state prescritti statine a seguito di un infarto miocardico. Quasi il 2% degli individui è stato considerato intollerante alle statine nell'anno successivo all'inizio del trattamento in base a uno dei seguenti criteri: passaggio a una dose più bassa o sospensione delle statine; inizio dell'assunzione di ezetimibe; diagnosi di rabdomiolisi o di un evento anti-iperlipidemico, con diminuzione o sospensione delle statine; o prescrizione di tre o più diverse statine.

Durante un periodo medio di follow-up di 2 anni, i pazienti intolleranti alle statine hanno avuto maggiori probabilità di recidiva di infarto miocardico o eventi coronarici rispetto a quelli che seguivano la terapia con statine con alta aderenza. In un editoriale di accompagnamento allo studio, Steven Nissen, della Cleveland Clinic, osserva che l'intolleranza alle statine, che porta i pazienti a lamentare un effetto sui muscoli, ma che difficilmente viene rilevata come un'anomalia con biomarcatori muscolari, rimane un argomento controverso. Alcuni ricercatori sostengono che l'intolleranza sia rara e che sia per lo più una convinzione del paziente, mentre altri ritengono che si tratti di un problema effettivo che colpisce ben il 20% dei pazienti trattati con tali farmaci. «I risultati dello studio mostrano chiaramente che vi sono gravi conseguenze in termini di morbilità derivanti da una patologia così elusiva quale è l'intolleranza alle statine, e supportano una strategia di gestione aggressiva per i medici che trattano questi pazienti angosciati e difficili» chiarisce l'editorialista, che poi conclude: «Sono criticamente importanti ulteriori studi sul fenomeno dell'intolleranza alle statine ed è necessario che questi includano lo sviluppo di terapie alternative per trattare la morbilità cardiovascolare sostanziale associata a questo disturbo».

Jacc 2017. doi: 10.1016/j.jacc.2016.12.036
http://www.onlinejacc.org/content/69/11/1386
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