Politica e Sanità

set132017

Giornata mondiale Sepsi, Ruggieri (Simeu): fondamentali tecnologie e organizzazione

«La sepsi è una condizione clinica molto seria e pericolosa per la vita dei pazienti e i casi clinici sono superiori a quelli di infarto miocardico acuto; si è parlato tanto di altre patologie tempo dipendenti, ma dal punto di vista della comunicazione la sepsi non ha ricevuto la stessa attenzione di altre patologie». Questa considerazione, della presidente della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu) Maria Pia Ruggieri, spiega l'importanza della Giornata Mondiale della Sepsi che, come ogni anno, si celebra il 13 settembre.

«Sulla scorta di questa premessa - continua Ruggieri - occorre dire che diagnosi e corretto trattamento comportano un outcome migliore se sono precoci. Oltre alla competenza sulla diagnostica (e la Simeu si è molto impegnata nella formazione) è essenziale l'aspetto organizzativo e la relazione tra il pronto soccorso e gli strumenti della diagnostica, in particolare il laboratorio di analisi, perché oggi ci sono le possibilità di fare una diagnosi di certezza di isolando nel sangue dei pazienti il germe implicato e quindi cominciare il prima possibile il trattamento».

Altro raccordo essenziale è quello tra pronto soccorso e tutte le strutture in cui il paziente viene ricoverato dopo aver ricevuto la diagnosi e il primo trattamento: «Pronto soccorso, medicina d'urgenza, terapia semintensiva e rianimazione devono essere strettamente coordinati».

«Una terapia antibiotica mirata precoce è il modo più efficace per salvare vite umane e limitare gli effetti avversi e i costi dei trattamenti empirici ad ampio spettro», afferma Stefania Stefani della Società italiana di microbiologia (Sim), e Pierangelo Clerici, presidente l'Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli), rileva che «la mortalità da sepsi aumenta fino al 7% al trascorrere di ogni ora in cui il paziente è sottoposto a un trattamento antibiotico non appropriato». Ma, come fa notare il presidente della la Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) Antonio Chirianni, per avere una diagnosi clinica in sole 7 ore contro i 2-3 giorni delle strumentazioni tradizionali servono tecnologie ancora poco diffuse, di cui gli ospedali dovrebbero dotarsi.

È lo stesso concetto ripreso da Andrea Fontanella, presidente della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi): «È necessario che le tecnologie innovative si traducano in un'opportunità concreta nei nostri ospedali».

La Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) è anch'essa in prima linea in questa giornata della Sepsi, perché come dice il suo presidente, Antonio Corcione, «i pazienti critici che necessitano di cure intensive nei reparti di anestesia e rianimazione sono esposti a un più alto rischio di contrarre infezioni che possono mettere a rischio la loro sopravvivenza».


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