Focus

mag242022

Epatite di eziologia sconosciuta nei bambini, il punto della situazione

In un editoriale pubblicato sul British medical Journal, Muge Cevik, della University of St Andrews, nel Regno Unito, e il suo gruppo di ricerca fanno il punto della situazione sui casi di epatite acuta grave ad eziologia sconosciuta che si sono presentati in bambini altrimenti sani in più paesi del mondo e che stanno raccogliendo molta attenzione da parte dei ricercatori.
All'11 maggio, erano stati segnalati circa 450 probabili casi di epatite acuta di causa sconosciuta, di cui 163 nel Regno Unito entro il 3 maggio, in bambini di età compresa tra un mese e 16 anni. Finora 11 bambini sono deceduti e 31 hanno avuto necessità di trapianto di fegato. Tra i sintomi i più comuni sono stati riscontrati ittero (71%), vomito (63%), feci pallide (50%) e diarrea (45%), febbre (31%) e sintomi respiratori (19%). La maggior parte dei bambini interessati non aveva ricevuto il vaccino contro il COVID-19.
Gli esperti stanno via via vagliando e testando ipotesi sull'origine della patologia. Possibili cause non infettive o tossicologiche non sono state identificate, ma non possono essere ancora del tutto escluse.
Al 75% dei bambini con dati disponibili era stato somministrato paracetamolo, in tutti i casi entro il range terapeutico. I test per i virus dell'epatite A-E sono stati in tutti i casi negativi. Un'indagine dell'Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA) ha rilevato che 91 dei 126 bambini (72%) testati per l'adenovirus hanno avuto risultati positivi. L'infezione attiva da SARS-CoV-2 è stata confermata in 24 su 132 (18%) dei bambini affetti nel Regno Unito. Anche il virus di Epstein-Barr, l'enterovirus, il citomegalovirus, il virus respiratorio sinciziale e i virus dell'herpes umano 6 e 7 sono stati identificati nei pazienti del Regno Unito, seppure con una frequenza inferiore.
L'istopatologia del fegato (n=6) o campioni di biopsia epatica (n=8) da bambini del Regno Unito hanno mostrato una patologia dalla gravità variabile, fino alla necrosi epatica, anche se non si è riscontrato un andamento specifico. I ricercatori sottolineano che l'adenovirus è raramente associato a insufficienza epatica fulminante nei bambini sani, ma fattori quali sensibilità anomala, maggiore prevalenza di adenovirus nella comunità, coinfezione con SARS-CoV-2 o altri agenti patogeni, una sindrome SARS-CoV-2 post-infettiva, o esposizione a tossine, farmaci o altri agenti ambientali, potrebbero aumentare la vulnerabilità dell'ospite.
Per quanto riguarda COVID-19 nello specifico, l'epatite associata a tale patologia nei bambini è stata segnalata in 37 bambini da due a sei settimane dopo l'infezione da SARS-CoV-2 durante un focolaio della variante delta in India. La funzionalità epatica dei bambini non è stata influenzata, nessuno ha avuto insufficienza epatica fulminante, e non si sono verificati decessi.
L'attuale focolaio sembra più grave dell'epatite associata a delta, ma potrebbe rappresentare una forma più grave di questa patologia, o forse essere segno di un'altra sindrome infiammatoria o autoimmune post-infettiva.
Per quanto riguarda omicron, invece, un recentissimo studio pubblicato sull'International Journal of Infectious Diseases, diretto da Hiroshi Nishiura della Kyoto University (Giappone), riferisce che una precedente esposizione a tale variante di SARS-CoV-2 può essere associata ad un aumentato rischio di epatite grave tra i bambini. Nello studio su un totale di 39 paesi, 12 hanno rilevato almeno un caso di epatite concomitante a infezione da omicron. I paesi con casi di epatite hanno sperimentato un carico di popolazione più elevato di casi di omicron.

BMJ 2022. Doi: 10.1136/bmj.o1197
https://doi.org/10.1136/bmj.o1197
Int J Infectious Diseases 2022. Doi: 10.1016/j.ijid.2022.05.028
https://doi.org/10.1016/j.ijid.2022.05.028
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