lug262012
Chiusura piccoli punti nascita, le procedure vanno a rilento
Procede a rilento, e in Campania non è ancora nemmeno stata avviata, la chiusura dei piccoli punti nascita, vale a dire che registrano meno di 500 parti l'anno, prevista dall'Accordo tra Stato e Regioni del 2010 sul percorso nascita
Procede a rilento, e in Campania non è ancora nemmeno stata avviata, la chiusura dei piccoli punti nascita, vale a dire che registrano meno di 500 parti l'anno, prevista dall'Accordo tra Stato e Regioni del 2010 sul percorso nascita. Secondo quanto riferiscono fonti regionali di Veneto e Sicilia, su tutto il territorio, i piccoli centri chiusi o per cui è stata disposta la fine delle attività, sono complessivamente 57 e si trovano per lo più in Sicilia, Calabria e Puglia. Di tutte, solo otto Regioni hanno, finora, rispettato il termine (30 giugno) per comunicare le chiusure al Comitato per il percorso nascita, istituito presso il ministero della Salute per monitorare l'attuazione dell'Accordo Stato-Regioni. In seguito alle procedure portate a termine, il Molise sarebbe passato da cinque a tre punti nascita, la Sardegna da 23 a 21, il Veneto da 42 a 40, la Liguria da 13 a 11, la Basilicata da otto a cinque. La Calabria ne ha chiusi nove, sette pubblici e due in cliniche private. La Sicilia ha programmato la chiusura di 27 punti considerati piccoli, dando tempo fino all’1 ottobre per procedere, presentare piani di riconversione, adeguamento e rimodulazione, e rimarrà complessivamente con 42 punti nascita aperti. La Puglia ha stabilito di doverne disattivare 10. Nel quadro regionale che lentamente si sta adeguando alle richieste, spicca il caso della Campania, che con il 62% di tagli cesarei, effettuati soprattutto nelle strutture private e più piccole, non ha chiuso neanche un punto nascita. In Italia, secondo quanto riferisce il Comitato per il percorso nascita, l'8.9% delle nascite avviene in strutture con meno di 500 parti l'anno, che però rappresentano il 28,2% dei punti nascita italiani.