Politica e Sanità

mag182012

Certificati “facili”: dopo la sentenza della Cassazione Mmg di nuovo nel mirino

Certificati “facili” di nuovo alla ribalta della cronaca, con l’immancabile codazzo di malignità sul senso del dovere con cui il medico di famiglia dispensa diagnosi e giorni di malattia. Ha aperto pochi giorni fa una sentenza della Cassazione

Certificati “facili” di nuovo alla ribalta della cronaca, con l’immancabile codazzo di malignità sul senso del dovere con cui il medico di famiglia dispensa diagnosi e giorni di malattia. Ha aperto pochi giorni fa una sentenza della Cassazione che vieta certificazioni per telefono, anche quando si tratta di un semplice prolungamento del periodo di assenza; ha rincarato subito dopo un video pubblicato dal sito web del Corriere della Sera, nel quale il giornalista andava in incognito per studi medici a chiedere certificati che i Mmg rilasciavano senza la minima obiezione; hanno completato il carico gli articoli di altri giornali che dalla bassa produttività del lavoro in questo paese traevano lo spunto per disquisire sul senso del dovere dei medici di famiglia.
Le premesse per una nuova polemica (come ai tempi della precettazione Alitalia, chi la ricorda?) ci sono tutte ed ecco allora che dai sindacati di categoria arriva una difesa d’ufficio che comunque non nega i “soliti” casi noti. «Non ho visto il video del Corriere» è il commento di Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg «ma di certo sono indifendibili quei medici che firmano un certificato a uno sconosciuto senza eseguire il minimo accertamento. Chiarito il punto, è bene però ricordare che non sempre il certificato si basa su una diagnosi “obiettivabile”. Ci sono molti casi in cui al medico basta l’anamnesi, soprattutto se il paziente e il suo caso sono ben conosciuti. In queste situazioni, lo spostamento del malato o del medico per una certificazione è del tutto inutile». «Ai medici» aggiunge Angelo Testa, presidente nazionale dello Snami «diciamo sempre è buona norma visitare il paziente prima di certificare. È anche vero però che se il paziente è conosciuto e i dati anamnestici sono noti, il medico può anche accontentarsi del telefono. Piuttosto andrebbe ricordato, al Mmg così come al paziente, che una cosa è la malattia e un’altra l’inabilità al lavoro. Un dito fratturato non giustifica automaticamente l’assenza». «Il medico di famiglia però non è il medico fiscale» obietta Milillo «quindi è giusto che nella valutazione dell’inabilità ci sia pure lo stato psicofisico del paziente».
In ogni caso, entrambe le sigle sono d’accordo nel ritenere che laddove il fenomeno esiste una parte di responsabilità vada anche al rapporto fiduciario: «Il Mmg giovane o con poche scelte è ricattabile» conferma Testa «per questo chiediamo da tempo l’autocertificazione per i periodi di assenza inferiori ai tre giorni». Stessa richiesta dalla Fimmg: «C’è una vulnerabilità strutturale nel rapporto fiduciario» dice Milillo «l’autocertificazione smaltirebbe il carico burocratico del Mmg e ne aumenterebbe il livello di attenzione nel caso di richieste di malattia più prolungate. E poi non dimentichiamo la riforma del compenso, che una volta attuata dovrebbe allentare le pressioni sul medico».


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