feb232011
Egrave; tutta italiana la ricerca che ha evidenziato una possibile correlazione tra un marcatore molecolare e la prognosi del tumore ovarico. Si tratta di uno studio realizzato nei laboratori del Dipartimento di oncologia dell’Istituto Mario Negri, diretti da Maurizio D’Incalci, in collaborazione con i reparti di Oncologia ginecologica dell’Ospedale San Gerardo di Monza, e con l’Ospedale Sant’Anna di Torino, Università di Torino, in cui sono state osservate 144 pazienti per nove anni dalla diagnosi di tumore epiteliale ovarico in stadio I. I ricercatori hanno misurato l’espressione di piccole molecole di Rna, micro-Rna (miRna) verificando che tre erano associate alla sopravvivenza senza progressione della patologia, alla sopravvivenza generale e entrambi i parametri di prognosi. «Questi dati sono di grande importanza per gettare le basi per terapie più appropriate nei diversi pazienti con carcinoma dell’ovaio allo stadio 1, sulla base del rischio di recidiva» sottolinea Sergio Marchini, che è il principale responsabile della parte biologica di questo studio. «Inoltre si intravede la possibilità di sviluppare nuove terapie più efficaci in gruppi selezionati di pazienti con questa malattia» aggiunge.«I miRna, oggi oggetto di grande interesse, anziché codificare per proteine regolano l’espressione di geni target di cui modulano la trascrizione» aggiunge D’Incalci. «Se ne conoscono circa un migliaio, e nel nostro studio abbiamo verificato, in due casistiche indipendenti, che uno di questi, il miRna200c, è predittivo di un andamento favorevole della prognosi. In sostanza, una sua bassa espressione è risultata associata a una prognosi più sfavorevole». Secondo l’esperto è ipotizzabile che il miRna200c abbia come gene target il fattore di crescita dell'endotelio vascolare (Vegf), ma la correlazione causale è ancora da verificare. Sulle possibili ricadute nella pratica clinica D’Incalci esprime il suo ottimismo: «Si tratta di dati molto robusti, ma va ampliata la casistica e, vanno verificati alcuni aspetti tecnici del metodo. Andrà anche verificato se è possibile misurare i miRna anche nel sangue, tessuto più facilmente accessibile».