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apr52011

"Boss" e camici bianchi, un libro sulle relazioni pericolose

Raffaele Cutolo, boss della camorra, era pazzo. Francesco e Walter Schiavone, padrini dei casalesi, malati di anoressia. Peppe ‘o cecato, altro protagonista della malavita campana, era affetto da maculopatia. In realtà tutti sani come pesci: s’erano soltanto rivolti a medici che in cambio di un po’ di denaro avevano chiuso nel cassetto deontologia e principi. Riempie un libro intero la storia dei rapporti tra camici bianchi e criminalità organizzata: lo ha scritto Corrado De Rosa, medico e scrittore 36enne, è uscito a febbraio per i tipi di Castelvecchi e sulla copertina reca un titolo che fa male: I medici della camorra. Una ristretta minoranza di mele marce che si è arricchita grazie alla febbrile ricerca di diagnosi e certificati falsi da parte dei boss accalappiati dalla Giustizia negli anni ’70 e ’80. Se scelta con cura, la malattia era un foglio di via per uscire di galera e trovare alloggio in un ospedale o in una struttura di ricovero dove la sorveglianza allentata consentiva ai padrini di fuggire o dirigere i loro affari come fossero a casa. Secondo De Rosa, se c’era da recitare la preferenza dei camorristi andava alla pazzia: oltre al già citato Cutolo, il libro ricorda il caso di Raffaele Cimmino, Michele Zaza, Vincenzo Mazzarella, Michele Senese e altri ancora. Tutti pazzi “patentati” grazie a medici psichiatri che certificavano, ma istruivano anche sul comportamento da tenere davanti a giudizi e poliziotti per confermare la perizia. Stesso discorso per Giuseppe Setola, il killer al quale una diagnosi di maculopatia permise di lasciare il carcere per un centro oculistico di Pavia dal quale poi evase. E poi ci sono quei medici specialisti che avrebbero fatto arrivare nel carcere di Secondigliano compresse galeniche a base di amfetamine per ridurre l’appetito. E De Rosa osserva che tra i boss casalesi l’anoressia dilaga. L’autore si guarda bene da artificiose generalizzazioni e lui per primo ricorda che la maggioranza dei medici non scende a compromessi con la criminalità. Ma resta lo sgomento per quella minoranza che non esita a sporcare il camice bianco e a tradire i propri principi. Perché per ogni boss “salvato” dalla prigione c’è una coda di morti innocenti che fa a pugni il giuramento di Ippocrate.


L'Esperto Risponde di Dica33
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