Clinica

giu282010

Biologico superiore alla chemio nel polmone

Gefitinib, inibitore della tirosinchinasi, utilizzato come terapia di prima linea in soggetti con tumore polmonare non a piccole cellule (Nsclc) selezionati sulla base di mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (Egfr), ha determinato un aumento della sopravvivenza rispetto al trattamento standard (carboplatino-paclitaxel), con una tossicità accettabile. L’annuncio è stato dato sul New England da un’�quipe di specialisti giapponesi, guidati da Makoto Maemondo, che hanno assegnato in modo randomizzato 230 pazienti con Nsclc metastatico e mutazione Egfr, senza pregressa chemioterapia, a ricevere gefitinib o carboplatino-paclitaxel. Come endpoint primario si è considerata la sopravvivenza libera da progressione della malattia; gli endpoint secondari invece erano la sopravvivenza generale, il tasso di risposta, gli effetti tossici. A un’analisi pianificata ad interim dei risultati relativi ai primi 200 pazienti, la sopravvivenza libera da progressione è risultata significativamente più prolungata nel gruppo gefitinib rispetto a quello chemioterapia-standard (hazard ratio per morte o progressione della malattia con gefitinib, 0,36). Il gruppo gefitinib ha fatto registrare una sopravvivenza mediana libera da progressione significativamente più lunga (10,8 mesi vs 5,4 del gruppo chemioterapia; Hr:  0,30) così come un maggiore tasso di risposta (73,7% vs 30,7%). La sopravvivenza generale mediana è risultata di 30,5 e 23,6 mesi, rispettivamente, nei gruppi gefitinib e chemioterapia. Gli effetti avversi più comuni nei soggetti trattati con gefitinib sono stati rash cutaneo (71,1%) ed elevati livelli delle aminotrasferasi (55,3%); nel gruppo chemioterapia: neutropenia (77,0%), anemia (64,6%), perdita di appetito (56,6%) e neuropatia sensoriale (54,9%).

N Eng J Med, 2010; 362(25):2380-8
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