Cardiologia

lug232015

Arresto cardiaco extraospedaliero: mortalità resta elevata ma rianimazione in strada aumenta

Due studi pubblicati nell'ultimo numero di Jama concludono che l'uso della rianimazione cardiopolmonare e dei defibrillatori automatici esterni da parte dei testimoni di un arresto cardiaco improvviso extraospedaliero (Ohca) non solo è in aumento, ma si associa a un miglioramento della sopravvivenza e della prognosi neurologica. Il primo studio, coordinato da Shinji Nakahara dell'Università di Kanagawa, in Giappone, ha esaminato l'associazione tra primo intervento e sopravvivenza senza danni neurologici in pazienti colpiti da Ohca utilizzando i dati del registro nipponico istituito nel gennaio 2005. Lo studio ha incluso 167.912 pazienti rianimati in strada tra gennaio 2005 e dicembre 2012, e in questo lasso di tempo i ricercatori hanno scoperto un progressivo aumento sia del numero di rianimazioni cardiopolmonari (Cpr), sia delle defibrillazioni con apparecchio automatico esterno (Aed) sia di entrambe le manovre. Inoltre, dai dati emerge anche un miglioramento del tasso di sopravvivenza senza danni neurologici, con una percentuale che pur rimanendo piuttosto bassa è cresciuta dal 3,3% nel 2005 all'8,2% nel 2012. «L'aumento della sopravvivenza senza danni neurologici è strettamente legato all'uso tempestivo del defibrillatore e della Cpr, e quest'ultima manovra andrebbe ulteriormente promossa in Giappone» scrivono gli autori, ricordando che in territorio nipponico la Cpr è usata in circa la metà dei pazienti con Ohca, e sta aumentando lentamente. «Semplificare la procedura di base omettendo la respirazione bocca a bocca ne ha accresciuto l'uso, e i vigili del fuoco addestrano ogni anno oltre 1.400.000 cittadini per aumentarne le competenze sulla rianimazione di base, compresa la Cpr e l'uso dell'Aed» concludono i ricercatori. Nel secondo studio Carolina Hansen e colleghi del Duke clinical research institute di Durham, in North Carolina, hanno esaminato l'efficacia e la prognosi della rianimazione operata in strada da cittadini, agenti di polizia, vigili del fuoco e squadre di primo soccorso in 4.961 pazienti colpiti da Ohca tra il 2010 e il 2013. «L'uso combinato di Cpr e Aed è aumentato dal 14% nel 2010 al 23% nel 2013, con una sopravvivenza con prognosi neurologica favorevole cresciuta dal 7 al 10%» spiegano gli autori, sottolineando la maggiore efficacia in termini di riduzione della mortalità, rispettivamente 34 verso 15%, delle manovre rianimatorie iniziate in strada o in pronto soccorso. «Il nostro studio indica che l'incremento dell'uso di Cpr e Aed si associa a un aumento della sopravvivenza» scrivono i ricercatori, giungendo alle medesime conclusioni dei colleghi giapponesi: un rafforzamento dei programmi di formazione sulle manovre rianimatorie di primo intervento potrebbe migliorare ulteriormente la prognosi degli Ohca. «Nonostante l'aumento dell'uso della Cpr e degli Aed, la mortalità dopo rianimazione da arresto cardiaco continua ad essere elevata» scrive in un editoriale Graham Nichol dell'University of Washington a Seattle, sottolineando come i due studi su Jama dimostrino il potenziale beneficio delle manovre rianimatorie fatte in strada sulla prognosi dei pazienti con Ohca. «Tutti i membri di una comunità possono migliorare questi risultati partecipando a corsi di formazione e implementando l'uso degli Aed nei luoghi pubblici» conclude l'editorialista.

Jama 2015;314(3):247-254. doi:10.1001/jama.2015.8068. 
Jama 2015;314(3):255-264. doi:10.1001/jama.2015.7938. 
Jama 2015;314(3):231-232. doi:10.1001/jama.2015.7519


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