giu182012
Una rete territoriale efficiente garantisce la riduzione dei tempi pre-ospedalieri: premessa essenziale per migliorare l'outcome del paziente colpito da Stemi. Questo uno dei temi cardine trattati in seno al 43° Congresso nazionale dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco), che si è concluso il 3 giugno a Firenze. Punto di partenza, la discussione sui modelli organizzativi di emergenza: si è ricordata la necessità di tempistiche precoci per la terapia riperfusiva, sottolineando che le primissime ore dall’evento sono fondamentali per l’outcome del paziente affetto da Stemi. «Per le lunghe distanze» ha sottolineato Matteo Cassin, cardiologo presso l'AO Santa Maria degli angeli a Pordenone «sebbene sia nota la superiorità del trattamento percutaneo, la fibrinolisi può essere un'opzione per guadagnare tempo». Particolare importanza, poi, è stata data dai relatori alla diagnosi precoce con Ecg pre-ospedaliero: «Questo però» hanno sottolineato i relatori «prevede personale pronto a rispondere alle esigenze del caso e la realtà italiana è ancora troppo disomogenea». Esisterebbero infatti regioni virtuose, come il Friuli Venezia Giulia, in cui lo Stemi è gestito con comportamento ideale di rete da personale infermieristico adeguato, e altre realtà regionali in cui solo 1/3 dei pazienti effettua Ecg in fase pre -ospedaliera. Altro esempio sulle disparità regionali italiane, i mezzi di trasporto in ospedale: secondo quanto emerso dall'incontro, ancora troppi pazienti in alcune regioni italiane, soprattutto del sud, si recherebbero in Ps con i proprio mezzi di trasporto «con esiti negativi sulle tempistiche e quindi sull'outcome del paziente».