mag152012
Un bambino su tre non nasce con parto naturale, il ricorso al cesareo è più frequente nelle piccole strutture ospedaliere e la parto-analgesia è poco praticata e con limitazioni organizzative. Questi i dati conclusivi che descrivono le attività punti nascita, presentati dalla Società italiana di anestesia rianimazione emergenza e dolore (Siared), società scientifica dell’Aaroi-Emac, in occasione del 9° congresso nazionale, appena conclusosi a Salerno. L'analisi ha preso in considerazione 197 punti nascita italiani (85 al Nord, 60 al Centro, 52 al Sud) per un totale di 232.282 parti in un anno, pari al 41% dei parti in Italia. In sintesi, è emerso che in 26 ospedali si effettuerebbero meno di 500 parti l’anno, in 66 tra 500 e 1000, in 80 tra 1000 e 2000, in 24 oltre i 2000. E il 38,2% delle future mamme sceglierebbe il cesareo. «I cesarei avvengono soprattutto nelle ostetricie più piccole con meno di 500 parti annuali che sono quasi sempre strutture private» ha commentato Adriana Paolicchi, una delle autrici dell'indagine nel corso della presentazione «La percentuale dei cesarei, poi, supera il 50% in regioni come la Campania, la Sicilia e la Puglia». Una tendenza che secondo la Siared andrebbe invertita, «riorganizzando in toto la rete assistenziale dei punti nascita in Italia». E aumentando l'offerta della parto-analgesia: nel 45% dei casi analizzati il parto indolore non viene praticato in maniera strutturata, mentre nel 55%, sebbene la parto-analgesia venga praticata regolarmente, è sottoposta a limitazioni di orari. E questo avverrebbe, secondo l'indagine, a seguito della carenza di anestesisti: il 21,5% dei punti nascita considerati non avrebbe la guardia di anestesia e circa il 20% non ha la guardia di rianimazione.