gen162012
Lo scopo di conoscere una malformazione o un difetto del cuore prima della nascita consiste nel poter offrire ai neonati una maggiore aspettativa di vita e di esercitare un impatto positivo sull'assistenza quotidiana alle famiglie gravate dal peso della patologia dei loro bambini. È questo il concetto, suffragato poi dalle evidenze scientifiche, che ha guidato la pionieristica attività di ricerca di Lindsey Allen, docente di Cardiologia pediatrica al King's college di Londra (UK) e unanimemente considerata la fondatrice dell'ecocardiografia fetale, presente all'ospedale dei bambini “Vittore Buzzi” di Milano dove le è stato conferito il VI Premio internazionale per la ricerca scientifica “Arrigo Recordati”. Fu lei, per la prima volta, a documentare le immagini ecocardiografiche normali del feto e a descrivere in fase prenatale le alterazioni morfo-funzionali provocate dalle malformazioni cardiache, producendo un'enorme quantità di dati – prima disponibili solo su modelli di feto animali - sulla crescita delle strutture cardiache tra la 18esima settimana e il termine, tramite immagini M-mode e bidimensionali, apparsi in pubblicazioni scientifiche divenute di riferimento. «Riconoscere che una maggiore traslucenza nucale a circa 12 settimane di gestazione è correlata a cardiopatia congenita ha portato a un aumento delle diagnosi in fase precoce» ha spiegato Allen che, nei primi anni Duemila, ha esteso al 1° trimestre di gestazione l'analisi del cuore del feto e la diagnosi di malformazioni cardiache. «Il trattamento prenatale è possibile in un ristretto numero di casi» ha precisato «ma un'implicazione diagnostica maggiore è l'interruzione della gravidanza dovuta a difetti più complessi e severi, specie in presenza di ulteriori anomalie extracardiache o cromosomiche». Un importante sviluppo recente, ha concluso «è stato l'impiego del web per l'insegnamento delle tecniche diagnostiche fetali, che ha consentito di estendere l'insegnamento specialistico a una vasta platea in tutto il mondo».