Politica e Sanità

giu12012

Agenas: per spending review valutare qualità beni e servizi

Dei 90 miliardi di spesa «rivedibile» per la sanità, solo il 25% è rappresentato dalla categoria «acquisto di beni e servizi», al cui interno, per altro, ci sono elementi ad alto contenuto tecnologico e assistenziale. In ogni caso, sotto lo stesso nome possono esserci prodotti di qualità molto diversa. Così Giovanni Bissoni, presidente dell'Agenas, è intervenuto sulla spending review a margine di un convegno della Cgil Medici. «La revisione della spesa» spiega Bissoni «non può avere i tempi celeri di una finanziaria. Lavorarci è doveroso, ma in tempi così stretti è difficile quantificare l'entità delle risorse che si potrebbero risparmiare. Il lavoro che l'agenzia sta facendo con l'autorità di vigilanza sui contratti pubblici è un primo passaggio, ma prima di arrivare a creare condizioni serie per poter usare queste tabelle vanno chiamate in causa le competenze dei professionisti. Per ora, infatti, si stanno individuando i prezzi diversi, ma non possiamo dire che spendere 100 è buono e 1.200 cattivo senza andare a vedere la qualità del singolo prodotto». Diverso il discorso per l'acquisto di beni ordinari di consumo. «Ma anche in quel caso, bisogna considerare i tempi necessari perché i bandi già in essere arrivino a scadenza». Sul tema è intervenuto anche il ministro della Salute, Renato Balduzzi: «Il periodo è di risorse limitate e la sanità pubblica è già in trincea, ma si tratta di un settore dove non si può applicare la logica dei tagli automatici. Il Ssn farà la sua parte, bisogna vedere come. Di certo non si può toccare il fondino degli obiettivi di piano che non è un'invenzione da periodo di vacche grasse». Intanto da Ignazio Marino, senatore, arriva un appello a rendere pubblici i dati dell'Agenas, «in base ai quali per esempio è documentabile che ci sono cardiochirurgie in cui la mortalità a trenta giorni è cinque volte superiore alla media nazionale. Prima di pensare a certi progetti, dovremmo intervenire sui ricoveri inappropriati per interventi chirurgici programmati, con cui si buttano dalla finestra 1.000 euro al giorno per ciascun paziente». D’accordo anche Massimo Cozza, segretario della Cgil Medici: «Bisogna riqualificare, non tagliare la spesa sanitaria, arrivando a spendere meglio».


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