Ginecologia

apr162015

Acido zoledronico in monodose: efficace per due anni nelle anziane con osteoporosi

Nell'osteoporosi, una singola dose endovena di acido zoledronico ha migliorato la densità minerale ossea in un gruppo di donne anziane fragili residenti in strutture di accoglienza a lungo termine, secondo un articolo pubblicato su Jama internal medicine. «Quasi due milioni di anziani fragili vivono in casa di riposo e molti soffrono di osteoporosi con un'alta frequenza di fratture» esordisce Susan Greenspan dell'Università di Pittsburgh, coautrice dello studio, osservando che nei pazienti fragili una frattura d'anca può portare a diminuzione della mobilità, perdita dell'autosufficienza e spesso anche alla morte. Una delle terapie di scelta per l'osteoporosi sono i bisfosfonati, e Greenspan ha verificato sia l'efficacia sia la sicurezza dell'acido zoledronico in una casistica di anziane fragili ricoverate in casa di riposo o in istituti geriatrici. «Questo bisfosfonato è stato scelto perché può essere somministrato endovena in singola dose con effetto prolungato» precisa la ricercatrice. Allo studio, biennale, hanno preso parte 181 donne di 65 anni o più con osteoporosi e comorbilità multiple, compresi deficit cognitivi e perdita dell'autosufficienza, che vivevano in residenze per anziani e strutture di assistenza a lungo termine. Tra le partecipanti, 89 hanno ricevuto una singola dose di 5 mg di acido zoledronico, mentre alle restanti 92 è stato somministrato un placebo. Tutte, invece, sono state trattate giornalmente con calcio e vitamina D. Nel corso dello studio è stata misurata la densità minerale ossea a livello dell'anca e della colonna a 12 e 24 mesi, così come gli eventi avversi cadute incluse. E così facendo i ricercatori hanno scoperto che la densità minerale ossea media dell'anca è aumentata nel gruppo trattato rispetto al placebo sia a 12 mesi (+2,8% contro -0,5%), sia a 24 mesi (+2,6% contro -1,5%). Risultati analoghi per la densità minerale ossea media della colonna a 12 mesi (3% contro 1,1%) e a 24 mesi (4,5% contro 0,7%). Nessuna differenza, invece, nel tasso globale di eventi avversi né per quanto riguarda la mortalità, il rischio fratturativo o la frequenza di disturbi cardiaci. «In sintesi, una singola infusione di acido zoledronico nelle anziane fragili, anche con autosufficienza scarsa e deficit cognitivo, migliora la densità dell'osso e riduce il turnover osseo per almeno due anni» conclude Greenspan. E in un editoriale di commento Robert Lindsay dell'Helen Hayes hospital, West Haverstraw, stato di New York, scrive: «Questo studio dimostra l'efficacia dell'acido zoledronico, uno dei bisfosfonati più potenti approvati per l'osteoporosi, ma la casistica è limitata a soli 181 soggetti, contro le migliaia di solito coinvolti in studi analoghi». Secondo il ricercatore sarebbe quindi prematuro usare questi dati per modificare l'uso dei farmaci attivi sull'osso senza prima svolgere ulteriori ampi studi clinici controllati per determinare se una strategia combinata di prevenzione delle cadute di trattamento con farmaci attivi sul turnover osseo possa produrre benefici aggiuntivi nelle popolazioni ad alto rischio, come le anziane fragili in casa di riposo.

JAMA Intern Med. 2015. doi:10.1001/jamainternmed.2015.0747 
JAMA Intern Med 2015. doi:10.1001/jamainternmed.2015.0757


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